Fra le opere di Santiago Calatrava in compagnia di Benjamin #1

 

stazioneCalatrava è un protagonista assoluto del nostro tempo, affascinante, controverso, magnetico. I suoi progetti maestosi e sorprendenti traggono suggerimenti dalla natura e ispirazione dal funzionamento del corpo umano. L’architetto è un maestro della forma, che plasma in una precisa poetica del movimento. Lavoro su di lui da molto tempo e mi sono chiesta più volte quale percorso, quale direzione, quale geografia costruire intorno a un’analisi dell’ opera complessa di un artista, architetto e ingeniere come lui. E quali opere. Probabilmente non riuscirò mai a vederle tutte. [chiarisco, non mi interessano le polemiche su di lui, quelle recenti, quelle passate e quelle future. Mi interessa l’opera e ancora di più l’impatto emotivo della sua opera su di me, che esploro, su di me che costruisco percorsi e paesaggi. Il resto riguarda una contingenza di cui non posso e non voglio occuparmi]stazione due

Queste strutture, plasmabili, così diverse, così luminose. Come muoversi accanto e attorno? La risposta è ancora aperta e il lavoro e un work in progress affascinante.
Mi accompa Walter Benjamin e non solo lui. Attorno e accanto alle opere di Calatrava ( e alle città dove si trovano) la mia è una “flanerie” Scrive Claudio Magris nella prefazione di “Immagini di città” di Benjamin:

Il mondo per lui è la città, la Berlino dei suoi anni infantili, la Mosca o la Marsiglia dei suoi viaggi, la Parigi capitale del XIX secolo con i suoi passages che conducono da un’epoca- e da un’altra vita- a un’altra. Le città da lui colte in istantanee che fermano l’effimero sono vive, malinconiche o amabili; la loro aura è la seduzione del sensibile e del presente. Ma le loro case, le loro strade e i volti dei loro passanti hanno delle crepe che, sebbene dissimulate, annunciano, come le rughe su un viso, lo sgretolarsi della vita e della storia, il loro franare e precipitare irredente nel cumulo di rovine del passato..La città è, fin dalle origini, un simbolo di potenza subito avvolta dalla caducità: la sua poesia è spesso quella della sua caduta..” Ecco, io mi sono avvicinanta alle opere di Calatrava in una città particolare, Zurigo. Non si parla di caduta, in questo caso, ma, di certo, di seduzione del sensibile e del presente. Ed è a Zurigo che proseguo, con esplorazioni condivise di quel tanto di lui che c’è in quella città ( dove peraltro ha scelto di vivere) Ma non basta.

Il progetto su di lui è complesso, lo sto portando avanti da più di un anno, si snoda in vari affluenti, comprende un testo introduttivo uscito anche in forma cartacea che è stato esposto alla Buchmesse di Francoforte nel 2012, un eBook che sta ottenendo notevoli riscontri, un nuovo testo in fase di lavorazione che uscirà cartaceo e digitale per Historica edizioni, partner di questo progetto concepito come parte integrante di Errant Editions, ma aperto e dinamico, un nuovo testo dedicato ai ponti e un testo più ampoio dedicato all’architettura, all’agio e al disagio nel nostro contemporaneo. Si aggiungeranno tre video: nel frattempo sono usciti molti articoli, un board dedicato su Pinterest, un sito inteso come un vero e proprio tributo.

Il secondo testo uscirà a breve, certo, l’eBook Errant Editions, il Viaggio introduttivo sta andando molto bene. La cosa che ci ha fatto piacere è stata il grande interesse dei lettori e il fascino che le immense strutture inondate di luce, i ponti e le stazioni dell’architetto Calatrava esercitano sui lettori.

Lavoro molto su questo percorso che sento di compiere in compagnia di Benjamin, ritrovando i luoghi cruciali di Zurigo, ad esempio, e tronando sempre a Calatrava, ad esempio di fronte allo stopore della stazione Sadelhofen di notte. Quel punto diventa nevralgico. Non può essere il solo, certo.

Trascorro le notti su libri e su foto delle opere principali con le quali l’architetto ha profondamente inciso sullo spazio urbano di varie città, creando strutture immaginifiche e potenti, lasciando segni indelebili e, a mio parere, di una bellezza senza pari.

Dedico il mio tempo a questo lavoro con slancio, prendo contatti, avvicino le persone che hanno avuto modo di seguire la realizzazione di alcune delle opere principali da vicino. Metto  insieme ogni cosa, ed è un lavoro appassionato e intenso, il tempo scorre rapido e arriva facilmente mattina mentre sono immersa nella stesura, o catturata da un video, un’immagine, o mentre sto leggendo un testo, un’intervista, un link in inglese o in tedesco.
In un secolo dominato dalla specializzazione e dalla frammentazione, Santiago Calatrava è uno dei pochi architetti che possono ancora definirsi universali. Tutto quello che crea, i suoi numerosi edifici, i progetti di ingegneria, le sue sculture e gli arredi, tutto si combina per creare una poetica della forma e del movimento. Calatrava trasgredisce le distinzioni usuali fra arte, scienza e tecnologia, tra riflessione e azione, tra memoria e creazione, fra matematica e meraviglia, imponendo una visione culturale, ipercontemporanea e nello stesso tempo strettamente collegata al corpo, alle emozioni. Prendo appunti continuamente, li spargo, in taccuini, in quaderni. Ultimamente, riflettevo su questa frase che ha cominciato ad ossessionarmi
“…nelle forme del corpo e nelle forme architettoniche c’è una simile voluttà, coinvolgente, affascinante, necessaria da capire, da definire, da collocare. “

E’ emersa per caso. L’ho appuntata al volo su uno dei miei spazi in un social network, era l’esito di una notte di lavoro, l’esito di un recente viaggio e di molte visioni e considerazioni. L’architettura di Calatrava si pone al servizio dell’uomo nell’ambiente, perché è al corpo umano che costantemente si richiama. Ě uan questione di forme e, davanti a una stazione, all’imponenza di un edificio disegnato da Calatrava, l’eccitazione quasi ipnotica è impossibile da nascondere. Su quella voluttà di proporzioni o (s)proporzioni che riesce a farsi magnetismo indimenticabile, sia su un corpo sia in uno spazio urbano si gioca una scommessa che io un tempo ritenevo fosse possibile raccontando una geografia narrativa individuale, raccontando romanzi. Invece, è la grande epica di questo visionario, che voglio e sento di poter raccontare con lo spirito e lo sguardo dello scrittore, del “flaneur”, che attraversa lo spazio urbano passeggiando e lasciandosi stupire da quello che vede. Quello che ho iniziato a compiere, attorno all’opera di Santiago Calatrava, alla sua idea di architettura, al suo rapporto con la forma, il movimento, il corpo umano e le strutture, è senza dubbio una lunga esplorazione, un viaggio esistenziale e culturale, inesauribile, fragile, importante (forse cruciale) e per questo eccitante e difficile. Palpita, questo progetto, reclama tempo e assenza di distrazioni, so quanto dovrò dare e dedicare, in termini di concentrazione, studio, allenamento alla visione. Un viaggio che richiede una totale apertura al suo plasmarsi, al suo modificarsi man mano, richiede ritmo, sguardo preciso a dettagli che, a volte, giocano a nascondino, originalità d’impostazione, me ne accorgo subito, mentre si delinea, poi slitta cambia e ritorna, mi preoccupa per i rischi di caduta o di errore, ma si tratta di un progetto magmatico, e la tentazione è travolgente, impossibile resistere, è un biglietto già fatto, un destino già scritto. Mi domando da che cosa lasciarmi catturare perché rappresenti il giusto incipit, il modo migliore per iniziare il tributo all’uomo e all’artista Calatrava. Penso alle combinazioni complesse di condotti e strutture che sono i ponti, progettati per superare gli smottamenti e le fratture della superficie terrestre e penso alle fratture umane di chi scrive e che rischia, di chi porta con se tracce di passato, penso alla complessità di ogni progetto quando comincia a diventare importante, quando ogni cosa che incroci e che incontri ti riporta, in qualche modo, all’architetto e alla sua storia, quando cominci, tu che lo vuoi, a pensare che possa incidere, influire, infiltrare, quando sai che è importante per te che lo intraprendi e intanto lo senti, mentre si delinea adagio con una forma- non -forma carica di luce: il magma serve, incoraggia. Ci sono ammirazione, quasi reverenza , e c’è timore nell’approccio, potrebbe sovrastarmi, ma non lo permetto, lascio scivolare la cautela e consento alla mia tenacia, allo studio, al mio passaggio repentino fra le strutture e la visione, fra le associazioni mentali, il ricordo, il corpo umano, lo spazio, la pelle, le metafore, le letture delle cose scritte da lui e su di lui, consento a questi elementi di prendermi per mano, hanno la massima libertà. e da tale libertà mi lascio trasportare. Possono guidarmi, lo fanno. Niente è inciampo, tutto è occasione. Io seguo e registro appunti. Divento, ancora una volta, Krapp, il personaggio di Beckett che registrava nastri. Santiago Calatrava ha progettato il ponte dedicato a Beckett e io inizio il viaggio intorno alla sua opera registrando ogni cosa, anche i minimi slittamenti come quel tragico personaggio che aveva UN progetto e caparbiamente non si dedicava ad altro. Spesso mi sono sentita Krapp. Ritorno ad esserlo. Memorizzo sussulti: il viaggio è onirico, e la parola “onirico” tornerà insieme al volo, insieme a un richiamo costante a danzatori e funamboli.Calatrava è, nel suo campo così simile a Philippe Petit, il funambolo che, con su una fune o un cavo d’acciaio teso con estrema precisione ha cercato di avvicinarsi sempre di più al cielo, cimentandosi con coraggio e senza limiti in imprese mai tentate prima come la passeggiata tra le due torri di Notre Dame de Paris, la traversata sulle cascate del Niagara, oppure la camminata di 800 metri su di una corda tesa – in diagonale e in pendenza – sino al secondo piano della Tour Eiffel, o ancora la traversata dalla sommità di una delle Twin Towers all’altra. Il viaggio è concreto (libri da leggere, video, articoli, fotografie, link, giornali), e questa concretezza mi permette di pianificare viaggi, di avere una forma, una struttura necessaria entro la quale muovermi. Posso tentare di trovare le parole e le tracce introduttive per questo sogno. So che posso farcela, anch’io sul filo. Fogli sparsi, annotazioni a matita sui libri e sottolineature su testi digitali, un taccuino dedicato, destinato ad aumentare di volume. Senza limiti, passeggio, mi sposto come deve fare un osservatore dei cambiamenti, uno spettatore del contemporaneo, un redattore di varianti, come deve fare chi vuole capire le mutazioni, non allontanarsene. C’è curiosità e stupore nel mio approccio. Non mancherà mai tutto questo, come non manca mai quando torno in una città che amo o ne visito una nuova e colgo gli impercettibili cambiamenti, gli slittamenti, le distonie, le novità. Il mio approccio è fisico e carnale, viscerale, emotivo, il coinvolgimento parte dalla percezione del mio corpo nello spazio urbano, parte da emozioni di varia natura, e anche da narrazioni, ispirate ai lavori di Calatrava (ogni ponte una storia, ogni stazione un crocevia, un riconoscimento). Non credo che sia fuorviante paragonare al rapporto con una città, questo “percorso” intorno all’opera del grande architetto. Io potevo e volevo arrivarci solo così. Quindi, si può dire che quella che state leggendo. sia una scrittura che avviene con le valige aperte, destinate a contenere gli strumenti indispensabili:macchina fotografica, taccuino, computer. Nella borsa che porto sulle spalle, invece, avrò il taccuino con le pagine bianche dove ho già raccontato una serie di emozioni impensabili, disarticolate e sorprendenti, parole come ali di cigno, parole di luce per catturare un sussulto, una commozione improvvisa provata sostando, ancora una volta  nella stazione Stadelhofen di Zurigo, uno dei luoghi che restano ossessivamente emblematici della “poetica del movimento” dell’architetto.
Ho appuntato altre osservazioni. I progetti di Calatrava si muovono su tre livelli. In primo luogo, risolvono problemi, offrendo le soluzioni migliori,. Superando i confini che separano arte, architettura e ingegneria, Calatrava amplia la comprensione degli ambienti artificiali e crea nuovi sistemi per migliorare le città, il paesaggio, la comunità. Il suo successo dipende in gran parte dall’integrazione di diversi talenti, dal pensare in termini universali senza smettere mai di essere creativo.


“Sui ponti, il discorso toccherà una maestria e una capacità innovativa che non si sono mai viste prima”

“Metafore spericolate, un lavoro “onirico” come hanno detto?”
“Esatto, e molto altro”.

Procede quindi, questo lavoro, nella consapevolezza che  ciascun progetto di Calatrava è un dialogo tra la tradizione della frammentazione del pensiero e le abitudini e i pregiudizi ereditati dai conflitti e dalla storia

( ha collaborato Paul Hessel)

Alexander Tzonis
“Santiago Calatrava. La poetica del movimento”

http://pinterest.com/fmazzucato/santiago-calatrava-master-of-form/

http://santiagocalatravatribute.tumblr.com/

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Social Media Landscapes. Angelo Ricci. [with some notes]

Racconti che si incrociano in un flusso infinito. Ecosistemi narrativi e narranti che riproducono incessantemente quel desiderio di storie che l’umanità da sempre porta in sé.
Secoli sembrano passati dalla rivoluzione cyberpunk che, agli albori del web, celebrava l’autoriprodursi della realtà virtuale.
Millenni sono invece realmente trascorsi dal giorno in cui, per la prima volta, un homo sapiens (o addirittura un uomo di Neanderthal, tanto per condividere ancora una volta le visionarie ossessioni di Philip Dick), nel buio di una grotta, tracciava sulle pareti umide i disegni di una battuta di caccia.
E se, come scrisse E.M. Forster in Aspetti del romanzo, proprio quel giorno segnò l’inizio del raccontare umano, così oggi, passata anche la visione profetica, ma venata da eccesivo pessimismo, del cyberpunk, ecco che possiamo iniziare ad osservare il punto d’arrivo (che, sempre e comunque, è anche un punto di partenza) di quella insopprimibile esigenza umana del raccontare e del raccontarsi.
Paesaggi narrativi quindi si pongono oggi alla nostra attenzione. Paesaggi narrativi complessi, condivisi, intrecciati, social landscapes appunto. Paesaggi narrativi di cui siamo, in un affascinante gioco di specchi borgesiano, nel contempo spettatori e protagonisti.
Frammenti di un discorso (grezzi e anche sofisticati, completi e anche discontinui, personali e anche forieri di analisi strutturali) che continuano inesauribilmente ad esprimersi in quello che Saramago definì “il mare infinito di internet”. Ma sempre e comunque frammenti narrativi che si organizzano all’interno di quei luoghi ben definiti che creano (e sono creati) dalla rete.
Una casa editrice digitale oggi è non solo artefice di contenuti, ma è essa stessa parte, protagonista, osservatrice della rete. L’insondabile percorso dei flussi trasfigura l’organizzatore e il creatore dei contenuti in luogo di partenza ma anche di arrivo di quegli stessi contenuti.
Nodo vivente di quell’ecosistema narrativo e narrante che è la rete, un editore digitale non può più (anzi, non deve proprio) pensare di essere elemento pedagogico unidirezionale, ma deve (ri)pensarsi come parte bidirezionale di quell’ecosistema, pronto quindi ad attraversare la rete, ma anche, e soprattutto, a lasciarsene attraversare.
La collana Social Media Landscapes di Errant Editions nasce esattamente con questo scopo. Visioni, attimi narrativi, analisi brevi e incisive che lasciano spazio a tutto il mondo inesplorato che sta al di là di quelle colonne d’Ercole che delimitano le visioni tradizionali.
Non un banale approccio how to, non un tedioso metodo manualistico, bensì una narrazione che si inserisce in quella narrazione più ampia che è la rete.
La rete è un racconto. L’unico modo per analizzarla è quello di raccontarla a nostra volta.
Angelo Ricci
 

Stories that intersect in an endless stream. Narrative ecosystems   that constantly reproduce that desire for stories  mankind always carries.
Centuries seem to have passed from cyberpunk revolution that, at the dawn of the Web, celebrated  the reproduction of virtual reality.
Thousands of years have actually passed since the day when, for the first time, a homo sapiens (or even a Neanderthal, just to once again share the visionary obsessions of Philip Dick), in the darkness of a cave, hlaid down on the damp walls the drawings of a hunt.
And if, as  wrote E.M. Forster in “Aspects of the Novel” that day marked the beginning of narration, so today, also came the prophetic vision, but tinged with pessimism  we can begin to see the point of arrival (which always and in any case, it is also a starting point) of the irrepressible human need of stories and telling narrative then pose to us today. Landscapes complex Narrative landscapes require our attention, complex , shared and interwined narrative landscapes ,social landscapes, we can say.  Narrative landscapes in which we are, in a fascinating game of mirrors ( as Borges  would have liked) , in the same time, spectators and players.
Fragments of a conversation ( raw and sophisticated, complete and even discontinuous, personal, and involving structural analysis) which  continue inexhaustibly to express themselves in what Saramago called “the endless sea of ​​the Internet.” But always narrative fragments that are organized within those places that create well-defined (and created) by the network.
A digital publisher today is not only  creator of contenst, but is itself part,  protagonist, and observer of the web The unfathomable flows path transfigures the organizer and creator of contents in place of departure as well as arrival of the  same content.

Living core  of the narrative and narrating ecosystem that is the Web,  a digital publisher can not (indeed, must not) think to be pedagogical  unidirectional element but must (re) think itself  as bidirectional part of that ecosystem ready to cross the web , but also, and above all, to allow itself  to be crossed.
The  Social Media Landscapes Project by Errant Editions has  exactly this purpose. Visions, narrative moments, brief and incisive analysis leaving spaces for the whole unexplored world that is beyond the Pillars of Hercules which border the traditional views.
Not a banal ” how to”approach, not a tedious method as in  textbooks, but a narrative path that fits into the larger Narration, the whole Web
The Web has a story. The only way to analyze it is to tell it in our turn.

Angelo Ricci

La narrazione del web. L’edizione speciale degli eBook di Angelo Ricci deve essere ricordata.. Un richiamo che ha un senso importante, seguendo il tema con cui iniziamo il lavoro di contenuti, esplorazioni, visioni e scritture attorno, dentro e accanto all’Errant Magazine. Angelo Ricci è co-fondatore di questo magazine , ha un ruolo importante in Errant Editions, e condivide il progetto del “collettivo errante” al quale fornisce un apporto prezioso, che permette una costante crescita anche nella “consapevolezza digitale” e non solo.  All’interno del numero zero del magazine ci saranno altri interventi di Angelo Ricci e, credo di poterlo dire con certezza, ci saranno richiami frequenti a quello che lui ha narrato nei suoi testi brevi e incisivi su Pinterest e Tumblr. Perché ha disegnato percorsi, strade. Non hanno sempre una destinazione ma diramazioni. Possibili colorazioni, sapori, storie da incontrare e da saper  vedere. Questo lavoro di Angelo Ricci, unito a contributi e visioni del web, della musica, dell’architettura, delle arti visive, della narrativa e della poesia, delle passioni e dei viaggi, saranno le bussole che accompagneranno la storia di questo magazine in formato eBook e di questa web-Zine .

Francesca Mazzucato

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A deep narration of the web. The special edition of the eBook  written by Angelo Ricci. must be remembered. This has  an important sense, following the theme with which we start the work of contents, explorations, visions and writings around, in and alongside Errant Magazine. Angelo Ricci is co-founder of this magazine, he has an important role in Errant Editions, and shares the design  and the grounds of the “errant collective”: Angelo Ricci provides a valuable contribution,  very important for us and for a a steady growth  in  “digital awareness” and beyond. In the first issue of the magazine there will be other interventions of Angelo Ricci, and I can say with certainty, there  will be frequent references to what he has narrated in his short texts about Pinterest and Tumblr, because he  has designed paths and roads. Not always with a destination but branches. Possible colors, flavors,ways to meet  stories and they are very important, we must look for stories and write or propose them.  This work of Angelo Ricci, together with contributions and visions of the web, music, architecture, visual arts, fiction, economics , poetry, passion and travel,  emotional landscapes, performances, will be the right compass to accompany the history of this magazine in eBook format and  the story of this web-Zine.

Francesca Mazzucato