Paesaggi/Landscapes di Angelo Ricci

 

Paesaggi/Landscapes

Caruggi di una Genova postbellica che ricordano l’Italo Calvino de Il sentiero dei nidi di ragno e che rimandano alla Grasse definitiva di un Prokosh che si cela nell’entroterra di un midì francese che restituisce la carnalità marsigliese delle donne di Jean-Claude Izzo. Paesaggi che, senza soluzione di continuità, aprono le porte alla cattiveria silente di alberghi inquietanti che fanno da sfondo al bolaniano Il terzo reich, prodromo senza fine delle ramblas sanguinarie dei Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce. Costa del sol e Cote d’Azur, a loro modo assassine e messaggere di morte letteraria, ma non per questo meno vera, o forse più angosciante, di un film dove Burt Lancaster percorre una via di purificazione attraverso le strade d’acqua delle piscine tradotte nel filmico Il nuotatore, tratto da The swimmer di John Cheever. Percorsi tragicamente affrontati, con la stolida e hollywoodiana forza che ricorda l’immobilità estrema delle solitarie piscine di David Hockney, cantore estremo di una pop art che abbandona la ripetizione wahroliana dei miti very sixties di una Campbell’s Soup o di un Mao Zedong prossimamente assiso in colloqui nixoniani e kissingeriani, anteprime apocalittiche di evacuazioni di collaborazionisti dal tetto dell’ambasciata americana di Saigon nell’aprile del 1975. Paesaggi narrativi indocinesi che non riescono ad affrancarsi dalle banlieus (o downtown) statunitensi, luoghi di affermazione catartica di un Bronx delilliano che fa da sfondo (ma anche da anteprima) agli omicidi rock di Great Jones Street e alle neomillenarie paure de L’uomo che cade, tragica definizione di una Cosmopolis che non ha più alcuna via di salvezza né di fuga, se mai ne ha avuta una.

Paesaggi narrativi e territori di confine, parentele estreme di un messicano DF (Distrito Federal) che violenze bolaniane conducono alle estreme conseguenze di un 2666 senza fine, dove la stessa anima di Baudelaire si perde nell’infinito niente. Gialle zolle di un deserto che prende le mosse da un una pampa borgesiana che (con)fonde i suoi confini australi con le case di una periferia di una Buenos Aires che porta a compimento le solitudini accettate di una Patagonia chatwiniana che unisce solitudini sudamericane a certezze europee (e molto alla Sotheby).

Paesaggi e territori, narrazioni e storie, “oasi d’orrore in deserti di noia”.

Uno snuff film che fa da sfondo a una Perdita Durango che si trasfigura in luogo di perdizione letteraria.

Confini, sogni, incubi che delimitano storie e narrazioni che frontiere non hanno e non possono avere. Mai.
Angelo Ricci.

Il Pinterest di Angelo Ricci

Angelo Ricci è amanuense, esploratore digitale per Errant Editions, direttore della collana dei Social Media Landscapes, co-fondatore di Errant Magazine e molte altre cose da seguire, in tanti “luoghi” del web belli e accoglienti, in particolare qui

 

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